Tu si’ ‘na cosa grande occupa uno spazio artistico del tutto originale nella storia della canzone napoletana e dei suoi interpreti. Infatti, non può considerarsi omogenea al repertorio classico ma nemmeno partecipe del filone del “rinnovamento” impostosi negli anni ’50. In ogni caso, gli storici ritengono che Tu si’ ‘na cosa grande sia l’ultimo capolavoro prima del cosiddetto Neapolitan power. Merito di questo posizionamento davvero esclusivo è la coerenza espressiva tra contenuto testuale e mood musicale.
Da un lato, il tono drammatico dei versi di Roberto Gigli, per una storia d’amore che non si compie per incomunicabilità e reticenza. Dall’altro, un arrangiamento ricco di pathos ma privo di scorciatoie retoriche. Scelte figlie dello stile di Domenico Modugno, cantautore passionale e istintivo e quindi lontano da stucchevoli impostazioni da melodramma.

LA STORIA DI TU SI’ ‘NA COSA GRANDE
Nella sua Enciclopedia della canzone napoletana Pietro Gargano racconta la genesi della canzone, scrivendo dell’incontro casuale tra Modugno e l’autore dei versi.
Poco più che ventenne, Gigli lavorava come cantante-chitarrista nel ristorante Quo Vadis di Roma. Un giorno entrò nel locale Modugno, ascoltandolo rimase colpito da una canzone. Chiese se fosse un brano di Fred Bongusto, ma Gigli gli rispose che, no, l’avevo composto lui. Il cantautore pugliese tornò più volte nel ristorante, fin quando non riuscì ad ottenere testo e spartito di quella che sarebbe Tu si’ ‘na cosa grande. Nelle settimane successive Modugno rielaborò il pezzo, dandogli la veste musicale definitiva e comunicando a Gigli che avrebbe partecipato al Festival di Napoli. Era il 1964.
Fu lo stesso Modugno a presentarla in gara in coppia con Ornella Vanoni. La canzone stravinse, mettendo d’accordo, per una volta, pubblico e giuria. Solo una critica venne mossa al testo: si disse che un vero napoletano avrebbe usato l’aggettivo “grosso”, non “grande”. Un dettaglio lessicale del tutto marginale. Infatti, a conferma degli unanimi consensi ottenuti, entrambe le versioni di Tu si’ ‘na cosa grande scalarono la hit parade. Vi rimasero per diverse settimane, arrivando a ridosso della Top ten.
Molto probabilmente, del successo, se ne rammaricò Miranda Martino: doveva essere lei ad interpretarla al Festival, ma non volle.

GLI INTERPRETI
Tu si’ ‘na cosa grande può considerarsi la regina delle canzoni del Festival di Napoli. Sicuramente la più famosa a livello nazionale. La sua storia è segnata da un elenco di interpreti a dir poco corposo. A scorrere i nomi che lo compongono, si incontrano (tra gli altri) quelli di Charles Aznavour, Claudio Baglioni, Renato Zero, Sergio Cammariere. La grande Mina capeggia la lista degli interpreti femminili, dove sono presenti anche Giusy Ferreri, Arisa. Anna Tatangelo e Serena Autieri. Dei cantanti napoletani, poi, sono da ricordare le versioni di Massimo Ranieri, Fausto Cigliano e Sal Da Vinci. Inoltre, da segnalare l’elegante versione di Walter Ricci e Chiara Civello. Domenico Modugno ne incise anche una versione in spagnolo intitolata Tu eres esa pasion.
TESTO
(Gigli – Modugno) • 1964
Tu si’ ‘na cosa grande pe’ mmé,
‘na cosa ca mme fà ‘nnammurà,
‘na cosa che si tu guard’a mme,
je me ne moro accussì guardanno a te.
Vurria sapé na cosa da te,
pecchè quanno me guardi accussì,
si pure tu te sient’ ‘e murì’
nom m’ ‘o dice e nun m’ ‘o faje capì’,
ma pecchè.
E dillo na vota sola
che pure tu stai tremmanno,
dimmi ca me vuò’ bene
comm’io, comm’io, comm’io voglio bene a te.
Tu sì ‘na cosa grande pe’ mmé
na cosa ca tu stessa nun saje,
na cosa ca nun aggio avuto maje,
nu bene accussì, accussì grande.
Si pure tu te sient’ ‘e murì’
nun m’ ‘o ddice e nun m’ ‘o faje capi’,
ma pecche’.
E dillo na vota sola
che pure tu stai tremmanno,
dimmi ca me vuò’ bene
comm’io, comm’io, comm’io voglio bene a te.
(ritornello)
complimenti tutto meraviglio
tutto meraviglioso