Torna a Surriento

La leggenda vuole che Torna a Surriento (Surrender nella versione di Elvis Presley) fu composta nel settembre 1902. Il pretesto fu la visita a Sorrento dell’allora presidente del Consiglio dei Ministri, l’on. Zanardelli. Il motivo fu, invece, quello di ingraziarsi il potente politico affinché fossero soddisfatte alcune richieste, come ad esempio l’apertura di un ufficio postale. Da qui, l’idea del sindaco Tramontano di chiedere ai fratelli De Curtis la composizione di una canzone ad hoc.

In poche ore nacque, quindi, Torna Surriento, della cui bellezza Zanardelli fu così rapito da promettere l’ufficio postale. Ma questa è solo una leggenda, la storia vera è raccontata nel nostro blog. Al di là di ipotesi più o meno romanzate sulla sua origine, Torna a Surriento è una della canzoni napoletane più famose al mondo. Gli tiene testa solo ’O sole mio. Al suo successo mondiale hanno contribuito in tanti. Da ricordare, però, soprattutto Beniamino Gigli e Elvis Presley, che ne tradusse il testo in inglese ribattezzandola Surrender.

TORNA A SURRIENTO NELL’ANALISI DI ROBERTO DE SIMONE

Roberto De Simone ha sviluppato un’analisi approfondita di Torna a Surriento. Dal punto di vista musicale, l’ha considerata fluida e spontanea nella linea melodica, e con struttura originale. “Essa si articola con un motivo di modo minore, che si ripete come una nenia ma senza produrre senso di stanchezza.” ha scritto il musicologo. “Non muta quando l’armonia si rischiara passando al modo maggiore, ripiegando quindi di nuovo alla trepida malinconia del modo minore. Alla fina la frase melodica esplode con un tema solare, di modo maggiore, spinto nella tessitura vocale acuta.”

Quello che sottolinea De Simone è che ciò avviene “senza produrre alcuna gioiosità musicale. Produce solo il senso di uno struggente tramonto alle soglie del buio.” Secondo lui, è proprio questo aspetto che ha favorito la sua straordinaria diffusione mondiale. Torna a Surriento può rappresentare l’amarezza di chi lascia la propria terra, l’addio a un amore o il commiato della giovinezza. In altre parole, qualsiasi tipo di distacco.

TORNA A SURRIENTO E IL TEMA DEL DISTACCO

Il tema del distacco è centrale nell’analisi di Roberto De Simone. “Tale canzone esprime l’ineluttabile abbandono di una luce, l’inarrestabile fluire del tempo” dice con parole felici. E aggiunge che nel mito di Sorrento ciò “sembra immobile nella dolcezza aspra dei limoni, nell’eco del mare nelle grotte”. E nel delirio del sole. Insomma, un brano che descrive un tema universale e il luogo che meglio lo rappresenta.

LE VERSIONI INTERNAZIONALI

Al di là di Surrender, sono tante le versioni internazionali di Torna a Surriento. Ad esempio, vanno ricordate le due traduzioni in tedesco: una intitolata Erinnerung an Sorrento e l’altra Der Garten der Traume. Dal canto suo, la versione olandese ha l’impronunciabile titolo di Oorlog oon de oorlog. Didascalico, invece, il titolo della variante francese, vale a direRevenues a Sorrente. Un discorso a parte, poi, lo merita la versione spagnola che porta il titolo di Amarrado a la cadena. La sua storia rimanda a Barcellona e alla lotta per l’indipendenza della Catalogna.
Ritornando a Surrender, infine, vanno menzionate almeno altre 3 versioni americane. Sono rispettivamente intitolate Me, Trumpet Sorrento e, la più nota del trio, Come back to Sorrento.
Insomma, Torna a Surriento ha fatto il giro del mondo. Lo confermano i suoi titoli.

TESTO DI TORNA A SURRIENTO

(Gianbattista e Ernesto De Curtis) • 1904

Vide ‘o mare quant’è bello,
spira tanta sentimento.
Comme tu, a chi tiene mente,
ca, scetato, ‘o faje sunnà.

Guarda, guà’, chisti ciardine,
siente, sié’, sti sciure ‘arancio,
nu prufumo accussì fino
dint’ ‘o core se ne va.

E tu dice: “Io parto, addio”.
T’alluntane da stu core.
Da la terra de ll’ammore,
tiene ‘o core ‘e nun turnà?

Ma nun mme lassà,
nun darme stu turmiento.
Torna a Surriento,
famme campà.

Vide ‘o mare de Surriento,
che tesore tene ‘nfunno.
Chi ha girato tutt’ ‘o munno,
nun ll’ha visto comm’a ccà.

Guarda, attuorno, sti Ssirene
ca te guardano ‘ncantate
e te vònno tantu bene,
te vulessero vasà.

E tu dice: “Io parto, addio”.
T’alluntane da stu core.
Da la terra de ll’ammore,
tiene ‘o core ‘e nun turnà?

Ma nun mme lassà,
nun darme stu turmiento.
Torna a Surriento,
famme campà.

 

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