Terra mia

Terra mia è considerata una canzone classica di fine Novecento. Per il testo e per l’arrangiamento. Pino Daniele la inserì nel suo primo e omonimo album pubblicato nel 1977.

(Daniele) • 1977

Sono molti quelli che considerano Terra mia la più bella canzone di Pino Daniele. In ogni caso, tra le più belle: per esempio, insieme a Napule è. Dal punto di vista della critica musicale, il brano ha un valore preciso. Gli studiosi ritengono, infatti, che rappresenti il momento di massimo raccordo tra la modernità espressa dall’artista e il repertorio partenopeo tradizionale. In pratica, la composizione deve considerarsi una “canzone classica napoletana” a tutti gli effetti.

TERRA MIA, UN CLASSICO NEL TESTO E NELL’ARRANGIAMENTO

I motivi che fanno di questa canzone un classico sono due: il testo e l’arrangiamento rigorosamente acustico. I versi rivelano la straordinaria capacità di sintesi poetica di Pino Daniele. Poche frasi per raccontare l’amore per Napoli e la sua gente. Un sentimento manifestato con sincerità e legato ad una voglia di riscatto. Dal canto suo, l’andamento musicale fa il resto, richiamando la tradizione ottocentesca sia nella scelta strumentale che nelle soluzioni melodiche.

Il brano fa parte dell’album omonimo, il primo di Pino Daniele. Il disco fu pubblicato nel 1977 dalle Emi. Fu registrato esso lo Studio Quattro Uno di proprietà di Claudio Mattone, ritenuto all’epoca il migliore per tecnologia e resa del suono. Nei credits dell’album è presente come corista anche Dorina Giangrande, la prima moglie del cantautore.

IL TESTO

Comm’è triste, comm’è amaro
assettarse pe guardà’ tutt’e ccose.
Tutt’è parole ca niente pònno fa’
si m’accido ie agg’jettato chellu ppoco ‘e libertà
ca sta’ terra, chesta gente ‘nu juorno m’adda da’

Terra mia, terra mia
comm’è bello a la penzà.
Terra mia, terra mia
comm’è bello a la guardà.

Nun è overo nun è sempe ‘o stesso
tutt’e juornë po’ cagnà.
Ogge è deritto, dimane è stuorto
e chesta vita se ne và.

‘E vecchie vanno dinto a chiesa
cu’ a curona pe’ prià
e ‘a paura ‘e chesta morte
ca nun ce vo’ lassà.

[ ritornello ]

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