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Fe Fr Fu
Fun Fur

Funiculì Funiculà è ricordata come una canzone d’occasione cioè come una sorta di spot pubblicitario in musica. La storia è notissima e rimanda direttamente all’inaugurazione della Funicolare del Vesuvio nel 1880.
Il nuovo mezzo di collegamento era comodo e modernissimo, ma i turisti lo snobbavano. Preferivano il sistema tradizionale: risalivano il vulcano in groppa ai somari o ai cavalli, anche perché li consideravano più sicuri. Di qui l’idea di una canzone che, appunto, potesse spingere a usare la neonata funicolare.
È questa la consolidata teoria sulla sua genesi. Va detto, però, che il brano ha un valore che va oltre la suggestiva tesi pubblicitaria: è  brano passato alla storia soprattutto per l’innovativo significato musicale.

FUNICULÌ FUNICULÀ, UN SUCCESSO IMMEDIATO

Funiculì Funiculà nacque nell’estate del 1880 grazie alla penna del giornalista Giuseppe Turco e al pentagramma di Luigi Denza. I due autori la composero a Castellammare di Stabia durante una vacanza termale. Si racconta che ci misero davvero poco tempo per buttarla giù. Ancora meno, poi, la canzone ci mise a diventare popolare dopo la presentazione alla festa di Piedigrotta dello stesso anno. Il successo fu notevole e superò i confini nazionali tanto da colpire l’attenzione di Richard Strauss.

Nel 1886 il compositore austriaco la inserì nel finale della sinfonia Dall’Italia. Come lui fecero anche Nicolai Rimsky-Korsakov e Alfredo Casella. Il musicista russo la traspose in forma orchestrale, intitolandola Canto napoletano. Il pianista torinese, invece, la impiantò nel finale della rapsodia Italia, op. 11. Nel 1921, poi, il padre della musica dodecafonica, Arnold Schoenberg la arrangiò per un ensemble strumentale.

UN NUOVO MODELLO PER LA CANZONE NAPOLETANA

Perché gli studiosi individuano nella pubblicazione del brano l’inizio della cosiddetta epoca d’oro della canzone napoletana? Perché contribuì a definire un nuovo modello di canzone. L’innovazione decisiva fu la sostituzione delle strofe ottonarie con una strofa distinta nettamente dal ritornello. Una spiegazione, dunque, molto tecnica ma di portata storica.

Dal canto suo, il musicologo Pasquale Scialò ha sottolineato come Denza introdusse l’uso di motivi brevi da ripetere più volte. Quasi fossero dei piccoli tormentoni musicali, utili per far memorizzare la canzone facilmente. Allo stesso tempo, lo studioso sottolinea l’efficacia onomatopeica delle parole Funiculì Funiculà: un’autentica “invenzione sonora”. E non solo in termini pubblicitari.

GLI INTERPRETI

È semplicemente impossibile elencare gli interpreti italiani del capolavoro di Turco e Denza. In altre parole, è più facile procedere per suggestioni emotive. Per esempio, si può citare la versione di Andrea Bocelli per dire quanto è considerata dai tenori. Allo stesso modo, è difficile elencare tutti i cantanti stranieri: meglio, quindi, farsi guidare dalla curiosità. In questo senso, si possono ricordare due versioni davvero originali. Quella dei Gipsy Kings e, soprattutto, quella dei Mills Brothers.

TESTO DI FUNICULÌ FUNICULÀ

Aisséra, Nanninè’, mme ne sagliette,
tu saje addó’,
tu saje addó’.

Addó’, ‘sto core ‘ngrato, cchiù dispiette
farme nun pò,
farme nun pò.

Addó’ lo ffuoco coce,ma si fuje,
te lassa stá,
Te lassa stá.

E nun te corre appriesso e nun te struje
sulo a guardá,
sulo a guardá.

E nun te corre appriesso e nun te struje
sulo a guardá,
sulo a guardá.

Jammo, jammo,
‘ncoppa jammo ja’.
Jammo, jammo, ‘ncoppa jammo ja’.
Funiculí – funiculá,
funiculí – funiculá.
‘Ncoppa jammo ja’,
funiculí – funiculá.

Nèh jammo, da la terra a la montagna,
no passo nc’è,
no passo nc’è.

Se vede Francia, Pròceta, la Spagna
e io veco a te,
e io veco a te.

Tiráte co li ffune, ditto ‘nfatto,
‘ncielo se va,
‘ncielo se va.

Se va comm’a lo viento e, a ll’intrasatto,
gué saglie sá’,
gué saglie sá’.

rit.

Se n’è sagliuta, oje né’, se n’è sagliuta,
la capa giá,
la capa giá.

E’ ghiuta, po’ è tornata, po’ è venuta,
sta sempe ccá,
sta sempe ccá.

La capa vota, vota attuorno, attuorno,
attuorno a te,
attuorno a te.

Lo core canta sempe no taluorno,
sposammo, oje né’,
sposammo, oje né’.

rit.

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