Piedigrotta

Piedigrotta, la festa della canzone napoletana

C’era una volta Piedigrotta, la festa della canzone napoletana o meglio il festival delle canzoni di Piedigrotta. Già, perché la festa di Piedigrotta divenne nota nel mondo come manifestazione canora più che religiosa. Furono le canzoni a farla diventare un potente attrattore turistico. Oltre che un’occasione per animare l’economia cittadina.

LA FESTA DI PIEDIGROTTA NOTA IN TUTTO IL MONDO

Circa la sua notorietà internazionale, vale la pena riportare il testo originale di un articolo del settimanale inglese The graphic. Fu pubblicato sul numero del 13 settembre 1902. E diceva già tanto della valenza delle canzoni di Piedigrotta.
Ogni estate a Napoli, in località Piedigrotta, si svolge una gara di canzoni con accompagnamento di chitarra e mandolino. Vengono premiate quelle canzoni che il pubblico giudica migliori.
Queste canzoni rappresentano il vero gusto italiano e, superato questo esame, vengono accolte con favore nei migliori ambienti della società.
La “canzone (vincitrice) di Piedigrotta” diventa famosa anche all’estero. E pure a Londra riscuote l’interesse di diversi appassionati di musica.
La scena qui rappresentata mostra una gara tenuta in un cortile. Indossando i vestiti tipici della festa, la gente sorseggia vino e ascolta le canzoni.”

I MOTIVI DELLA SVOLTA MUSICALE

Quando e perché la festa di Piedigrotta divenne soprattutto un concorso canoro? Negli ultimi due decenni dell’Ottocento. Quando la canzone napoletana raggiunse una incredibile diffusione per la concomitanza di più fattori. Sociali, culturali ed economici.

In quegli anni la città viveva ancora il trauma della perdita dello status di capitale, e dei privilegi collegati. La migrazione forzata delle sue principali industrie, orfane delle commesse borboniche, ne aveva depresso l’economia. Dal canto suo, il radicale cambiamento urbanistico seguito al colera del 1884 aveva alimentato un diffuso sentimento nostalgico.

Nello stesso periodo, però, iniziava a farsi sentire il processo di modernizzazione che aveva già investito l’intera Europa. Leggi speciali e flussi di capitali legati al cosiddetto Risanamento determinarono un certo fervore commerciale e intellettuale. Non mancavano innovativi progetti imprenditoriali. Né le suggestioni di chi sognava di sentirsi parte attiva di una città moderna.
Insomma, Napoli si ritrovava sospesa tra rimpianti del passato e voglia di futuro.

LE CANZONI CHE PIACEVANO A TUTTI

In questo contesto, autori ed editori musicali napoletani riuscirono in un’originale operazione. Da un lato, recuperarono materiali, strumenti e forme espressive della tradizione, ricollegandosi abilmente a quel passato oggetto di tante nostalgie. Dall’altro, adottarono moderne logiche industriali che allargarono l’audience ben oltre i salotti borghesi. Le vaste tirature a basso costo consentirono la distribuzione di massa delle canzoni,

Il risultato fu una straordinaria diffusione di brani basati su un mix di vecchio e nuovo. Canzoni che raccontavano Napoli come “gaia, ridanciana, pittoresca”. Una rappresentazione della città che rassicurava i nostalgici e piaceva alle classi emergenti. E che si rivelò, quindi, perfetta in termini commerciali. Detta in altri termini, la canzone napoletana era diventata un prodotto industriale, in cui si identificavano tutti.

LA CANZONE NAPOLETANA TRASFORMA LA FESTA DI PIEDIGROTTA

La festa di Piedigrotta subì, dunque, l’influenza delle crescenti risorse a disposizione dell’editoria musicale partenopea. Ne beneficiarono innanzitutto i concorsi di nuove canzoni, tradizionalmente programmati nella lunga serata tra il 6 e il 7 settembre. Numerosi i cambiamenti che si imposero, come detto, dal 1880 in poi.

I carri della tradizionale sfilata iniziarono ad essere addobbati per pubblicizzare le canzoni. Persero così edicole sacre e motivi religiosi. Il loro percorso si allontanò dalla chiesa della Madonna di Piedigrotta e iniziò a toccare i luoghi della “città nuova”. In primis, il Rettifilo ma anche via Toledo e piazza Plebiscito. Una sosta obbligatoria era il caffè Gambrinus, dove si susseguivano le esibizioni. Le principali ditte napoletane cominciarono a sponsorizzare l’evento. Erano consapevoli che, attraverso le canzoni, potevano raggiungere nuovi clienti.

Insomma, la canzone napoletana si era fatta industria e aveva monopolizzato la festa di Piedigrotta. Andrà avanti così per diversi decenni. Poi arriveranno la prima e, soprattutto, la seconda guerra mondiale. E, poi, ancora i Festival di Napoli con le telecamere della Rai. Il destino della festa di Piedigrotta era, irrimediabilmente e musicalmente, segnato.

Illustrazione Piedigrotta The graphic

Illustrazione pubblicata dal settimanale inglese The graphic nel numero del 13 settembre 1902

LE ORIGINI DELLA FESTA DI PIEDIGROTTA

La lunga storia della festa di Piedigrotta è segnata dal legame con il tunnel da cui prende il nome. Noto anche come crypta neapolitana o grotta di Pozzuoli. Secondo la leggenda, fu costruito in una sola notte da Virgilio per collegare la riviera di Chiaia ai Campi Flegrei. Nel Satyricon, invece, Petronio lo ritiene luogo di rituali orgiastici in onore di Priapo, celebrati la notte del 7 settembre.

In ambito religioso, l’origine della festa è associata alla chiesa di Sancta Maria de Pedegripta, eretta poco lontano. È qui che i sovrani angioini e aragonesi arrivavano in gran parata l’8 settembre per celebrare la Natività della Vergine. Questa manifestazione iniziò ad avere un largo seguito popolare già nel Quattrocento.

La festa si sviluppò con l’avvento di Carlo di Borbone e la conseguente promozione di Napoli al rango di capitale. Dal 1734 crebbe il tono sfarzoso del corteo reale e crebbe l’affluenza dei cittadini, sempre più attirati dall’imponenza della sfilata. Con il tempo aumentò notevolmente anche l’attrattiva di un’altra sfilata: quella di semplici carri addobbati con frasche e fiori.

LA SFILATA DEI CARRI MUSICALI

L’interesse della gente era tutto per il ruolo che avevano nella gara canora svolta tra il 7 e 8 settembre. In quella notte. il popolo giudicava le canzoni cantate sui carri e replicate nella storica grotta. Il suo giudizio era sovrano giudizio. Il motivo vincente si aggiudicava il titolo di Figlia della Madonna.

La festa di Piedigrotta seguì questo canovaccio per tutta la prima metà dell’Ottocento e sopravvisse anche all’Unità di Italia. Nel 1894 fu introdotta una variante significativa: la premiazione dei carri con musica. La qualità delle canzoni, dell’addobbo e dell’abbigliamento dei suonatori erano i parametri da valutare. La musica aveva preso definitivamente il sopravvento facendo di Piedigrotta la festa della canzone napoletana.

Il tunnel di Piedigrotta

Il tunnel di Piedigrotta in un’illustrazione di fine Ottocento

 

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