Vierno

Vierno, che friddo ‘int’a stu core” basta l’incipit del ritornello per classificare questa canzone tra le più malinconiche del repertorio napoletano. Eppure, quello di Armando De Gregorio e Vincenzo Acampora è molto più di un brano triste. Ha una valenza storica e si porta dietro aneddoti curiosi. Naturalmente, senza ignorare il suo profilo artistico.

VIERNO E LA DURA REALTÀ DEL DOPOGUERRA

L’anno di pubblicazione di Vierno è il 1945, una data che consente di dare un senso profondo ai suoi versi. A partire dal titolo. Infatti, sebbene intrisi di un certo pietismo, i versi evocano con efficacia la dura realtà dell’immediato dopoguerra. In questo senso, l’immagine della pioggia ininterrotta ben rappresenta il clima cupo che si viveva nella Napoli di quel periodo. Una città che faceva i conti con le profonde ferite del conflitto, senza fiducia nel futuro. Insomma, Napoli come l’innamorato abbandonato che non riesce a scaldarsi nemmeno al fuoco del camino amorevolmente acceso dalla mamma.

Probabilmente, fu proprio questa simmetria fra realtà e poesia a decretare il clamoroso successo della canzone. Franco Ricci fu il primo interprete di Vierno: la presentò al teatro Gloria di Napoli. Curiosa la vicenda che coinvolse uno dei suoi autori, Vincenzo Acampora.
Come racconta Pietro Gargano nella sua enciclopedia della canzone napoletana, Acampora non credette nelle possibilità di Vierno. Nello stesso periodo, preferì puntare su un’altra canzone, ‘A porta. Solo 5 anni più tardi ne rivendicò la paternità.

 

canzone
Lo spartito di Vierno

LA SCALATA IN HIT PARADE

Vierno vanta molte incisioni, al pari di Chiove, a cui sembra rimandare nella metafora della pioggia continua. Tra i tanti interpreti sono da ricordare Roberto Murolo, Fausto Cigliano, Enzo Gragnaniello, Mario Merola. Senza dubbio, però, una delle versioni da segnalare è quella di Fausto Leali. Il cantante bresciano l’ha incisa nel 1977, portandola addirittura in hit parade. Merita di un arrangiamento dal sapore blues, molto lontano dalle prime registrazioni a tempo di tango. Una versione moderna di Vierno, che però non ne ha tradito lo spirito.

 

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