Caruso di Lucio Dalla

Caruso di Lucio Dalla, una canzone nata da un naufragio

Caruso di Lucio Dalla è una canzone con un prologo avventuroso, fatto di un’avaria e un’S.O.S. Il cantautore non aveva in mente di comporre quello che sarebbe diventato un capolavoro della musica napoletana e italiana. Voleva semplicemente concedersi una vacanza, ignorava che una serie di eventi gli avrebbero regalato un’ispirazione straordinaria.

LA STORIA DI CARUSO DI LUCIO DALLA

La storia di Caruso inizia in un’assolata giornata di luglio del 1986. Dalla è a bordo della sua imbarcazione e naviga verso Capri, proveniente dalle Tremiti. Lui, che ama il mare, andrebbe a vela, ma non c’è un filo di vento. Bisogna andare a gasolio e così, in effetti, procede da qualche ora. In vista dei Faraglioni, però, inopinatamente il motore si spegne. I tentativi di riavviarlo si concludono con una telefonata all’amico Angelo Leonelli, il proprietario del ristorante La Scogliera a Sorrento. È lui a mandare una barca per rimorchiare il mezzo in panne.

Il cantautore chiede aiuto, sperando di risolvere rapidamente la questione, ma non sa ancora che il guasto è serio. Lo scopre nel porto sorrentino, dove realizza che deve rimanere in costiera per qualche giorno. Capisce che è meglio prenotare una stanza e chiama Luca Fiorentino, amico e patron del Grand Hotel Excelsior Vittoria. L’albergo è lo stesso dove Enrico Caruso aveva trascorso gli ultimi giorni della sua vita nell’estate del 1921.

canzone
Enrico Caruso al Grand Hotel Excelsior Vittoria

UN RACCONTO CHE SA DI LEGGENDA

Quando arriva in hotel, Dalla chiede di visitare la storica suite. Non solo, esprime il desiderio di dormire proprio là dove aveva soggiornato il grande tenore. La sera, poi, scopre una storia che diventa un’ispirazione. Gliela racconta l’amico Leonelli, la cui zia aveva lavorato all’Excelsior Vittoria nel periodo in cui c’era stato Caruso. Il racconto narra che, ad un certo punto della sua permanenza, il tenore iniziò a dare lezioni di canto ad una giovane sorrentina. Narra pure che Caruso, forse, si invaghì dell’allieva e, soprattutto. narra che, la sera prima di lasciare l’albergo, cantò per lei sul terrazzo della sua stanza. Vero o leggendario che sia, quel racconto illumina Lucio Dalla.

LA CITAZIONE DI DICITENCELLO VUJE

Nei giorni che seguono, la storia tramandata dalla zia di Leonelli prenda la forma di versi. Lucio Dalla li memorizza su un quadernino a righe: vuole farne una canzone. Lavora sul testo e poi ha un’idea geniale per il ritornello. Decide di parafrasare Dicitencello vuje:

Te voglio bene assaje
Ma tanto tanto bene sai
È una catena ormai,
Che scioglie il sangue dint’ ‘e vene sai.

Una citazione quasi letterale, che farà poi considerare il brano un classico della canzone napoletana.

A quel punto la storia di Caruso inizia a correre veloce. Dalla fa un test dal vivo, durante un concerto a San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino. Il pubblico l’accoglie così bene che, tornato a Bologna, la incide negli studi Fonoprint. Dalla è convintissimo della canzone, i dirigenti della RCA un po’ meno. Secondo loro, suona “vecchia”, troppo tradizionale. Anche Ron si dice poco convinto. Si sbagliano tutti, clamorosamente. Dalla inserisce Caruso nel disco live registrato negli U.S.A. e, per di più. decide di chiamarlo DallAmericaCaruso. Proprio per dare enfasi a quell’unico brano inedito, che è anche il primo della scaletta. L’album esce il 10 ottobre 1986 e ottiene un notevole successo grazie proprio alla canzone scritta “davanti al golfo di Surriento.

Insomma, inizia a compiersi il suo destino da evergreen. La conferma arriva un anno dopo proprio a Napoli, il 27 settembre 1987 allo stadio Collana. Dalla è lì su invito di Pino Daniele, che lo vuole ospite speciale del suo concerto. La registrazione di quell’esibizione restituisce ancora oggi lo straordinario affetto con il quale il pubblico napoletano lo accolse. Nella storia di Caruso di Lucio Dalla, quello è il capitolo della consacrazione.

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