ELVIRA DONNARUMMA

Elvira Donnarumma, la canzone napoletana al femminile

Elvira Donnarumma. Se la storia della musica partenopea non è un’esclusiva maschile, lo si deve anche e innanzitutto a lei. Almeno per quel che riguarda l’ambito esecutivo. Cantò l’amore, il dolore e la morte con una forza espressiva senza eguali. Contribuì in maniera determinante a definire lo spirito della canzone classica napoletana. Insomma, la storia di Elvira Donnarumma racconta di una donna che si fece spazio in un mondo dominato da uomini. Suoi alleati furono un talento indiscusso e un carattere determinato.

ELVIRA DONNARUMMA, UN’ANGUILLA DI CARNE ELETTRIZZATA

Elvira Donnarumma era piccola di statura e non bella, ma dotata di una straordinaria simpatia e di un entusiasmo trascinante. Sono parole tratte dall’Enciclopedia Treccani che rendono subito l’idea di un’artista dalla capacità interpretativa fuori dal comune. Fu definita il “cigno napoletano”, ma la sua personalità irruente e carismatica fu meglio riassunta da Francesco Cangiullo. Per il poeta futurista era “un’anguilla di carne elettrizzata”.

A proposito del suo carattere deciso, va ricordato un significativo scambio di battute con l’editore Emilio Gennarelli. Si era alla vigilia di una Piedigrotta e non era stata ancora trovata la canzone giusta da farle interpretare. Elvira Donnarumma diede parole chiare al suo disappunto. “Don Emì, ma ‘e poete vuoste se so’ ammusciate? Nun sanno fa cchiù ammore? Ma che napulitane so’?”

LA LEGGENDA METROPOLITANA DI CHIOVE E LA STORIA VERA DE L’ADDIO

La sua scalata al successo iniziò lontano da Napoli. Elvira Donnarumma conquistò la ribalta nazionale al teatro Olimpia di Roma nel1908. Fu tra le prime ad incidere dischi: iniziò nel 1910. Fu anche protagonista di diversi film muti. Il suo repertorio comprendeva moltissimi brani, alcuni diventati, anche grazie a lei, degli evergreen. Furono suoi cavalli di battaglia canzoni come ‘A tazza ‘e cafè. Maria Marì, Come facette mammeta, Piscatore ‘e Pusilleco, Pusilleco addiruso.

C’è, però, una canzone che viene abitualmente associata ad Elvira Donnarumma. Si tratta di Chiove di Libero Bovio. Il poeta l’avrebbe scritta espressamente per la cantante colpita da una malattia fatale.
Tu staie malata e cante, tu staie murenno e cante… so’ nove juorne, nove, ca chiove… chiove… chiove. Chi sì? Tu si ‘ a canaria. Chi sì? Tu sì l’ammore, ca pure quanno more canta canzone nove. Ggesù ma come Chiove.
Questi i versi che giustificherebbero la tesi della dedica speciale. La verità storica è, però, un’altra: la canzone fu composta nel 1923, dieci anni prima della scomparsa della cantante.

Vero, invece, che Elvira Donnarumma interpretò L’addio nel corso della sua ultima esibizione dal vivo. Si trattò di una recita di benefica svoltasi al teatro Eden nel 1932. Giusto un anno prima della sua morte a soli cinquant’anni.

LE PAROLE DI MIMMO LIGUORO

“Divenne la più grande interprete femminile della canzone napoletana. Nel suo modo di cantare restò, indelebile, lo stile istintivo e passionale dei cantanti popolari. Canzoni allegre, melodiche, drammatiche: Elvira aveva per ogni genere la sua risposta interpretativa. Il pubblico era teso e attento di fronte ad una voce esile, ma duttilissima. Evocatrice di sentimenti che si esprimevano nel viso, negli occhi, nei gesti della cantante.”
Mimmo Liguoro, da I posteggiatori napoletani Ed. Newton Compton.

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