O SOLE MIO AUSCHWITZ

Quando ‘O sole mio portò la speranza ad Auschwitz

Le note di ‘O sole mio che risuonano nel lager di Auschwitz portando un po’ di sollievo ai prigionieri. Di tutte le infinite storie legate alla canzone, questa è la più emozionante. E anche la meno conosciuta. Infatti, solo di recente è venuta alla luce. Grazie alla scrittrice Heather Dune Macadam, che l’ha rivelata nel libro Le 999 donne di Auschwitz.

‘O SOLE MIO E AUSCHWITZ

L’inedito episodio legato ad ‘O sole mio fa parte di una storia drammatica, che inizia il 25 marzo del 1942. Quel giorno un migliaio di donne ebree furono deportate, con l’inganno, ad Auschwitz. Vivevano a Proprad, in Slovacchia. Erano salite su un treno convinte di andare a lavorare in fabbrica per aiutare il loro Paese. Questo le avevano fatto credere: in realtà, furono protagoniste della prima ufficiale deportazione nel temibile campo di concentramento.

‘O sole mio incrociò le loro vite ad Auschwitz ventuno mesi dopo, alla vigilia del Natale del ’43. Nel libro è l’episodio chiave del capitolo trentasette e vede protagoniste Susie e Lucia, due giovani prigioniere greche. La Macadam racconta che le SS affidarono a loro il compito di eseguire delle canzoni in una “festa speciale”. Una festa a cui furono costrette a partecipare le altre detenute presenti nel lager. E a cui assistettero anche il famigerato dottor Mengele e altri aguzzini tedeschi.

UNA CANZONE NAPOLETANA COME MESSAGGIO DI SPERANZA

Le giovani deportate vissero la surreale situazione con angoscia e tensione fin quando Susie e Lucia non iniziarono a cantare. Cosa? Proprio ‘O sole mio. Il capolavoro di Capurro e Di Capua, già noto ovunque, che le ragazze presenti percepirono come dedicato a loro. Quasi fosse un messaggio in codice per continuare a resistere. Per sperare nella liberazione.

“Susie si schiarì la voce. Intonò una nota. Lucia fece lo stesso, accompagnandola. Poi Susie aprì la bocca e iniziò a cantare: Che bella cosa na jurnata ‘e sole!” Così scrive la Macadam a pag. 280. “I due soprani si esibirono per le compagne di prigionia. ben consapevoli di cosa stavano cantando e del significato delle parole. Quanti anni erano passati da quando una di loro aveva pensato: Che bella cosa na jurnata ‘e sole!

Insomma, Susie e Lucia avevano scelto di cantare ‘O sole mio con un’idea chiara in testa. Lanciare un messaggio di speranza nell’orrore di Auschwitz.

Meine sonne
Meine Sonne!, la versione tedesca di ‘O sole mio

LA VERSIONE TEDESCA DI ‘O SOLE MIO

A proposito di ‘O sole mio ad Auschwitz, vanno dette due cose. Innanzitutto, va sottolineato che il libro di Heather Dune Macadam è frutto di un accurato lavoro di ricerca. La scrittrice ha svelato l’intera storia, non solo l’episodio di ‘O sole mio, consultando diversi archivi. Ad esempio, quelli dello Yad Vashem di Israele, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme.  Inoltre, ha letteralmente setacciato gli archivi nazionali slovacchi, tanto da rintracciare alcune delle poche donne ancora in vita. Insomma, stiamo di parlando di un libro molto documentato, non certo di un romanzo.

Quanto al capolavoro di casa Bideri, invece, va detto che già a quell’epoca era noto in tutto il mondo. Grazie alle incisioni di Enrico Caruso, certo, ma anche grazie alle numerose traduzioni. In Germania e in tutti i paesi dell’Est era molto diffusa, già dall’inizio del secolo, la versione tedesca intitolata Meine sonne! Anche questo spiega perché nel gelo di Auschwitz risuonarono proprio le note di ‘O sole mio.

‘O sole mio
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