Miranda Martino

Miranda Martino, autobiografia di una diva

Miranda Martino lo scrive subito: “Non ho la presunzione di insegnare nulla, solo di parlare di me senza falsi pudori”. Aggiungendo, poi, “e, insieme, di farvi conoscere un pezzo di storia della canzone italiana”. Parole semplici e chiare che introducono “Caduta in un gorgo di torbide passioni”, la sua autobiografia pubblicata da Iacobelli. Un libro che ripercorre tutta la sua vita, per niente convenzionale, attraverso ricordi vivi e dettagliati. 364 pagine per scoprire una storia unica, fatta di accelerazioni vertiginose e stop improvvisi. Di traumi e rivincite. Di scelte sbagliate e scelte coraggiose. E di tante canzoni.

MIRANDA MARTINO, LA VOCE DI CANTANAPOLI NATA IN FRIULI

Miranda Martino nasce lontano dal Vesuvio, a Moggio Udinese il 29 ottobre 1933. È lì che si sono trasferiti i suoi genitori, partenopei doc. È lì che cresce con le sorelle Adriana e Marcella, in un quadro di rapporti familiari decisamente complicati. Non a caso, il titolo del libro è, in realtà, una frase della madre Tecla. Gliela rivolge quando ormai è alle soglie del successo, a compendio della scarsa fiducia nutrita verso la figlia.

Nonostante ami poco la scuola, Miranda Martino inizia la carriera di cantante grazie alla sua insegnante di lettere. Un giorno la professoressa Costa la sorprende, in piedi sulla cattedra, a fare l’imitazione delle cantanti liriche. Non la rimprovera. Al contrario, le propone di cantare nello spettacolo, di cui è regista, che si sarebbe tenuto al Teatro Quattro Fontane. È questo il momento in cui. di fatto, nasce la diva Miranda Martino. Nel 1955, poi, c’è la partenza ufficiale, con la partecipazione al concorso “Voci nuove per Sanremo“. E la conoscenza del maestro Canfora, che la nota e la inserisce nella sua orchestra.

UNA NOTTE DI VIOLENZA

Con l’Italia che si avvia verso il boom economico, la carriera di Miranda Martino sembra inarrestabile. Il debutto al festival di Napoli nel 1957 e la partecipazione a quello di Sanremo nel 1959. Il grande successo di Stasera tornerò, sigla del programma RAI La donna che lavora, e tantissime incisioni. Tutto procede alla grande, tutto ha una brusca frenata. Per un episodio inedito, che Miranda Martino racconta e riconduce a Bruno Canfora. In un’intervista al Mattino lo ha chiarito senza giri di parole.

“Adoravo il maestro, mi aveva insegnato tante cose, ma una sera, complice l’alcool, finii a letto con lui. Non so se mi avesse drogata, ma, sia pur stordita, mi accorsi che nella stanza non eravamo soli…”. Iniziano a girare foto rubate, e con loro dicerie di ogni tipo. Le ripercussioni sulla carriera sono inevitabilmente negative. Quelle sull’animo di Miranda Martino molto pesanti. La rivincita arriva solo nel 1968, l’anno in cui diventa diva per la seconda volta.

MIRANDA MARTINO E LA CANZONE NAPOLETANA

Il nome di Miranda Martino è legato alla musica italiana, ma ancora di più alla canzone napoletana. Si comm’ a ‘n’ombra e Comme ‘a na stella segnano l’esordio sul palco del festival di Napoli. Sullo stesso palco ritorna, poi, nel 1959 con Solitudine e ‘O destino ‘e llate. L’anno successivo le canzoni sono addirittura tre: Stasera sì, Cucù setté e Serenatella c’ ‘o sì e c’ ‘o no. Sul fronte dei classici, invece, la consacrazione avviene nel 1963 grazie a due l.p. arrangiati da Ennio Morricone.

Miranda Martino ricorda la sua perplessità nell’accettare quel tipo di impegno. Era titubante perché non credeva nella forza commerciale del 33 giri, riteneva che i 45 giri fossero più vincenti. Fortunatamente, si sbagliava. Come si era sbagliata nel 1954 quando aveva rifiutato di portare Tu sì ‘na cosa grande al festival di Napoli. Lo fecero Domenico Modugno e Ornella Vanoni e le cose andarono a dir poco bene.

Naturalmente, c’è molto altro nella carriera di Miranda Martino. Ci sono le prestigiose collaborazioni con Michele Galdieri, Macario, Nino Taranto, Carlo Dapporto, Luigi Squarzina, Garinei e Giovanni, Maurizio Scaparro C’è la seconda gioventù nel 1968, con l’impegno politico e la rivoluzione sessuale. C’è il servizio fotografico senza veli per Playmen nel 1977. Insomma, c’è tanto da conoscere. Meno male che ora c’è un libro che consente di farlo.

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