spartiti di 'A vucchella

De Simone riscrive la storia di ‘A Vucchella. Con qualche dubbio.

‘A Vucchella non fu composta al Gambrinus.

La storia è quella di una delle tante canzoni composte ai tavoli del Gambrinus, il più famoso ritrovo artistico-mondano della Napoli di fine ‘800. Questo almeno è quello che si è ritenuto fino all’11 gennaio 2017, giorno in cui Roberto De Simone ha smentito la tesi. Secondo il musicologo partenopeo Gabriele D’Annunzio scrisse i versi di ‘A vucchella in un altro caffè.

La canzone sarebbe nata in un bar della galleria Umberto I situato di fronte alla barberia di un certo De Francesco, manco a farlo apposta nipote di un barbiere-cantante noto come ‘O zingariello. Fatta questa precisazione, De Simone ha confermato che ‘A vucchella fu il frutto della scherzosa sfida lanciata da Ferdinando Russo al poeta abruzzese circa la sua capacità di comporre versi in napoletano.

L’ipotesi Posillipo.

A proposito del luogo di composizione, esistono, però, diverse tesi come quella che la vuole scritta a Posillipo e, per la precisione, nel ristorante Lo scoglio di Frisio. Ad affermarlo distrattamente fu lo stesso D’Annunzio ed è questo, molto probabilmente, il motivo per cui su diversi spartiti dell’epoca compare la dicitura “arietta di Posillipo”. Lo conferma anche un cantopiano in nostro possesso edito dalla Ricordi negli Stati Uniti: qui l’origine posillipina è ribadita anche in calce ai versi, dove, peraltro, trova conferma che l’anno di composizione fu il 1892. Insomma, sul luogo dove D’Annunzio scrisse i versi di ‘A vucchella rimane qualche dubbio, mentre è indiscutibile che il poeta avesse un forte legame con Napoli.

Da assiduo frequentatore della città qual era, D’Annunzio non ebbe problemi a cimentarsi con la lingua partenopea. E meno che mai ad ispirarsi ad una donna per trovare lo spunto. La canzone deve, infatti, la sua notorietà non solo alla straordinaria raffinatezza dei versi, ma anche al neologismo “appassiulatella” che il “divino Gabriele” coniò per l’occasione. Il riferimento era proprio alla musa ispiratrice e alla sua bocca, paragonata ad una piccola rosa leggermente appassita. Chi era questa donna? Quasi sicuramente la trentenne siciliana Maria Gravina di Cruyllas di Rammacca, moglie del conte di Anguissola di San Damiano.

I versi furono pubblicati per la prima volta sul Il Mattino del 7 settembre 1903 mentre Francesco Paolo Tosti li mise in musica nel 1904. Il compositore abruzzese gli conferì il tono elegante di un madrigale d’amore, facendo di ‘A vucchella una canzone napoletana davvero atipica. Il successo fu immediato e imprevisto, in gran parte dovuto alla magistrale interpretazione di Enrico Caruso.

Spartito americano di ‘A vucchella

Clicca qui per ascoltare ‘A vucchella interpretata da Enrico Caruso

78 giri Enrico Caruso 'A vucchella

78 giri Enrico Caruso – ‘A vucchella

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