(Anonimo)• XIII secolo

Un frammento che ha attraversato i secoli per connotare il Canto delle lavandaie del Vomero come uno dei primi esempi di canto popolare napoletano.

Si ritiene che sia stato anche utilizzato per protestare contro la mancata ridistribuzione della terra promessa da Alfonso d’Aragona. In questa chiave, i quattro “fazzoletti” citati nel testo sarebbero da intendere come appezzamenti di terreno. Il riferimento territoriale presente nel titolo è stato ben specificato da Roberto De Simone nel suo libro La canzona napolitana. Il Vomero è da intendersi come zona di provenienza delle lavandaie e non come luogo deputato al lavaggio. Fatta eccezione per alcuni torrenti all’Arenella, nella vomerese non c’erano corsi d’acqua. Le lavandaie svolgevano la loro attività a Capodimonte o presso le grandi fontane pubbliche situate a Porta Capuana e alla Maddalena nonché sulle rive del fiume Sebeto.

Il Canto delle lavandaie del Vomero anni è stato ripreso da numerosi interpreti, fra cui la grande Amalia Rodrigues.

Nel film Passione di John Turturro sonorizza una suggestiva scena ambientata all’interno della Piscina Mirabilis di Bacoli.

TESTO DI CANTO DELLE LAVANDAIE DEL VOMERO

Tu m’aje prommiso quatto moccatora
oje moccatora, oje moccatora!
io so’ benuto se, io so’ benuto
se me lo vuo’ dare,
me lo vuo’ dare!

E si no quatto embe’, dammenne ddoje
oje moccatora, oje moccatora
chillo ch’è ‘ncuollo a tte nn’e’ rroba toja
me lo vuo’ dare
me lo vuo’ dare.

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