'a risa

‘A risa, la canzone dei primati

‘A risa è una canzone comica che vanta serissimi primati.  La conferma arriva ripercorrendo la sua intrigante storia, che ha inizio nel lontanissimo 1895. È quello, infatti, l’anno in cui Berardo Cantalamessa la compose, dando seguito ad un’illuminazione improvvisa.

‘A RISA, LA PRIMA COVER NAPOLETANA

Cosa ispirò il cantante è spiegato in un episodio riportato da Nicola Maldacea nell’autobiografia Memorie. Queste le parole del celebre macchiettista: “Un giorno, dopo la prova al Salone Margherita, ci fermammo in Galleria. in un negozio di quel lato della Crociera che dà in via Roma. Vi erano esposti, per la prima volta a Napoli, i fonografi, recentissima invenzione.” Attratti dalla novità, i due si soffermarono ad ascoltare la musica che usciva da quegli strani cilindri.

In particolare, Cantalamessa rimase colpito da una canzone nel cui testo ricorreva continuamente una risata. Il brano si intitolava The laughing song e l’interprete George W.Johnson la rendeva irresistibile, ridendo a tempo di musica. Cantalamessa trovò l’idea così geniale da volerne fare una sua versione. ‘A risa nacque così, diventando il primo esempio di canzone americana adattata in chiave partenopea. In pratica, la prima cover napoletana.

Berardo Cantalamessa
Berardo Cantalamessa

LA PRIMA INCISIONE FONOGRAFICA ITALIANA

‘A risa riscosse un successo immediato grazie soprattutto a quella sequenza di risate, che Cantalamessa rese alla perfezione. Negli anni successivi la sua diffusione raggiunse un livello tale da renderla protagonista di un altro primato. Nel 1901 i dirigenti della International Zonophone Company la scelsero per sviluppare la vendita dei fonografi in Italia. Fu così che il 5 agosto dello stesso anno Cantalamessa la registrò a Milano su cilindri Edison da due minuti. Quel giorno ‘A risa, con il titolo La risata, divenne la prima incisione fonografica italiana.

LA STORIA DELLA CANZONE

Record a parte, la storia di ‘A risa annovera nomi prestigiosi e citazioni importanti. Berardo Cantalamessa fu l’indiscutibile artefice della sua popolarità, come autore e come interprete, ma un fondamentale contributo lo diede lo stesso Maldacea. Il testimone, per così dire, della nascita la inserì stabilmente nel suo repertorio, facendone uno dei suoi cavalli di battaglia.   

Nel 1912, poi, Thomas Mann la citò in “Morte a Venezia”, immaginandola eseguita da un cantante napoletano. Lo scrittore aveva probabilmente conosciuto il brano durante il suo soggiorno a Napoli nel 1896. ‘A risa è presente anche nel film che Luchino Visconti trasse dal romanzo: a cantarla è Antonio Apicella.

In termini di curiosità, infine, c’è un aneddoto che lega il brano alla regina Margherita. Si narra, infatti, che la sovrana lo ascoltò eseguito dal vivo da Cantalamessa, cadendo dalla sedia per il troppo ridere…

IL TESTO DI ‘A RISA

Io tengo, ‘a che so’ nato,
‘nu vizio gruosso assaje,
va’ trova lu ppecché.
di stare in allegria.
Io, la malinconia,
nun saccio che rrobb’è.

De tutto rido, e che nce pòzzo fá?
Ah – ah – ah – ah.
Nun mme ne ‘mporta si stóngo a sbagliá.
Ah – ah – ah – ah.

Io rido si uno chiagne,
si stóngo disperato,
si nun aggio magnato,
rido senza penzá.
Mme pare che redenno,
ogne turmiento passa.
Nce se recréa e spassa,
cchiù allero se po’ stá.

Sarrá difetto gruosso chistu cca.
Ah – ah – ah – ah.
Ma ‘o tengo e nun mm’ ‘o pòzzo cchiù levá.
Ah – ah – ah – ah.

Lu nonno mio diceva
ca tutte li ffacenne
faceva isso redenno.
E accussí i’ voglio fá.
Chist’è ‘o difetto mio,
vuje giá mo lu ssapite,
‘nzieme cu me redite
ca bene ve farrá.

Redite e ghiammo ja’.
Ah – ah – ah – ah.
Ca bene ve farrá.
Ah – ah – ah – ah.

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