Le origini di Michelemmà si fanno risalire al 1600. II motivo conduttore di questa antica canzone napoletana è la figura della bellissima Michela, che si rifiuta di concedersi agli amanti, facendoli morire “a duje a duje”. Il testo decanta le virtù della donna, ma evoca anche le ricorrenti incursioni dei turchi sulle coste dell’Italia meridionale. Se i versi richiamano il genere delle villanelle quattrocentesche, il ritmo ha le caratteristiche di una tarantella del ‘600.

IL FALSO DI SALVATORE DI GIACOMO

La tradizione vuole che l’autore del brano sia il pittore Salvator Rosa. Questa attribuzione, però, è solo frutto di un artificio messo in atto da Salvatore di Giacomo. Per avvolare la tesi, infatti, il poeta un “originale” fasullo: in pratica, un falso d’autore. A proposito della nascita di Michelemmà, anche Guglielmo Cottrau se ne intestò la partenità, pubblicandola in una delle sue raccolte di canzoni napoletane. Insieme ad altri titoli, come Lo guarracino e Fenesta ca lucive, Michelemmà fa parte di quel gruppo di canzoni antiche che sono frutto di una elaborazione orale di cui non è possibile ricostruire le fa­si.
Parte del testo è stato ripreso e rielaborato da Roberto De Simone nello spettacolo La gatta Cenerentola.

IL TESTO DI MICHELEMMÀ

E’ nata ‘mmiez’o’ mare,
Michelemmà, Michelemmá.

E’ nata ‘mmiez’o’ mare,
Michelemmá1, Michelemmá.

Oje na scarola,
oje na scarola,
oje na scarola,
oje na scarola.

Li turche se nce vanno
a reposare.

Chi pe’ la cimma e chi
pe’ lo streppone.

Biato a chi la vence
a ‘sta figliola.

‘Sta figliola ch’è figlia
oje de notaro.

E ‘mpietto porta na
stella diana.

Pe’ fá morí ll’amante
a duje a duje.

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