De Andrè e Napoli

De Andrè e Napoli, storia di un legame profondo

De Andrè e Napoli: vengono subito in mente due concerti memorabili, entrambi affollatissimi. Il primo con la P.F.M., quando esisteva ancora il Palazzetto dello Sport ed era appena iniziato il 1979. Il secondo, con la sua band, al teatro tenda Partenope nella primavera del 1991. De Andrè e Napoli, però, è molto di più. È un legame artistico bidirezionale che unisce Faber alla musica napoletana e i musicisti napoletani alle sue canzoni. Un legame intenso, di cui Don Raffaè è solo l’espressione più nota.

DE ANDRÈ E NAPOLI, STORIA DI MADRI E FIDANZATE

Il rapporto tra Fabrizio De Andrè e Napoli ha inizio con George Brassens o, meglio, con sua madre. “Non sapevo nemmeno io perché – rivelò il cantautore – ma impazzivo per Bovio e di Giacomo. Poi scoprii che la mamma del mio amatissimo Brassens era figlia di napoletani. E che alcuni studiosi avevano ritrovato echi della melodia campana nelle ballate del mio indiscusso primo maestro”.

C’è poi un’altra donna a spingere De Andrè verso Napoli, quella che lui stesso considerò la sua prima fidanzata. Siamo nella primavera 1960 e l’artista genovese si trasferisce all’ombra del Vesuvio per un certo periodo. Gli è sufficiente per innamorarsi di una ragazzapartenopea al cento per cento”. Fu ancora lui a raccontare che, dopo aver lasciato la città, venne a sapere che era rimasta incinta. “Mi si presentò in albergo, a Cortina, per dirmi che aveva perso il bambino: pallida, infreddolita…sembrava davvero uno scricciolo”.

DE ANDRÈ NAPOLETANO: LA NOVA GELOSIA E DON RAFFAÈ

Il legame tra De Andrè e Napoli prende la forma di canzoni nel 1990 con la pubblicazione dell’album Le nuvole. La prima è La nova gelosia, un brano di autore ignoto databile fine ‘700. La gelosia del titolo è la serratura di una finestra, che impedisce all’amato di guardare la sua bella. De Andrè la inserì nel disco dopo averla ascoltata nell’interpretazione di Roberto Murolo: ne era rimasto affascinato.

CANZONI

L’altra canzone è Don Raffaè, considerata ormai un classico della canzone napoletana e la cui storia è nota a tutti. La figura del camorrista Raffaele Cutolo. Il lavoro che non c’è e la camorra che sostituisce lo Stato nell’immaginario del custode penitenziario. I riferimenti musicali a ‘O cafè, la canzone di Riccardo Pazzaglia cantata da Domenico Modugno. Meno noto, forse, è un aneddoto legato alla sua esecuzione in occasione del concertone del Primo Maggio 1992 . De Andrè la duettò con Murolo, ma la sera prima: il grande Roberto non poteva sopportare la fatica del concerto. Gli fu concesso di registrarla con 24 ore di anticipo.

BOCCA DI ROSA E CRÊUZA DE MÄ IN NAPOLETANO

Anche il legame tra Napoli e De Andrè prende forme musicali: le sue canzoni tradotte in napoletano sono almeno tre. Innanzitutto, Bocca di rosa ad opera di Vincenzo Salemme, pare su esplicita richiesta dello stesso De Andrè. Poi, Crêuza de mä in una straordinaria versione firmata da Carlo Faiello e intitolata Aonna ‘o mare. Infine, Un giudice diventata napoletana con i versi del cantautore Alan Wurzburger.

Tre nitide testimonianze di quanto Napoli abbia ricambiato l’amore di Faber.

Radio Napoli

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