Canzoni napoletane

Canzoni napoletane: 7 aneddoti divertenti

Canzoni napoletane famose e aneddoti divertenti viaggiano di pari passo. Nel senso che un brano può dirsi un classico solo se è accompagnato da un numero sufficiente di curiosità. Una cosa ovvia, a ben pensarci: gli aneddoti sono una conseguenza diretta della notorietà. Storielle e fatterelli sono tanto più numerosi quanto più una canzone è eseguita, quanto più viaggia nel tempo. Eccovi, allora, 7 aneddoti davvero curiosi su 7 canzoni napoletane. Canzoni napoletane famose, ovviamente.

CANZONI NAPOLETANE E ANEDDOTI: L’ ESQUIMIA DI PINO DANIELE

L’aneddoto non è direttamente riferito a Napule è, ma a Pino Daniele. Il che è lo stesso. Il riferimento è ad un concerto che tenne l’8 marzo 1986 nel palazzetto di Summonte, a due passi da Montevergine. Era un sabato e il clima decisamente freddo. Poco prima di esibirsi, Pino Daniele si rivolse verso l’organizzatore, Riccardo Bucci proprio a proposito della temperatura rigida. Gli disse: “Riccà, ma addo m’he purtato? In Esquimia?”. L’Esquimia, la terra degli Esquimesi… Un episodio che dice molto sull’ironia di Pino Daniele, un aspetto poco noto del suo carattere. Poi, vabbè, che dire di Esquimia? Genialità icastica, che solo la mente di un mascalzone latino poteva partorire.

CARUSO, LA VERSIONE DI MUROLO E IL GIORNALISTA INATTESO

Il rilancio di Roberto Murolo prese il via nel 1990 con l’album ‘Na voce, ‘na chitarra, dove compare anche Caruso. L’accompagnamento al piano è di Lucio Dalla. La sua partecipazione doveva essere una sorpresa da scoprire solo con la pubblicazione del disco. Le cose, però, andarono diversamente. Venuto a Napoli in gran segreto, Dalla si fermò a pranzare al ristorante Zi Teresa prima di entrare in sala di registrazione. Mentre chiacchierava con il produttore del disco, si vide comparire davanti Federico Vacalebre, il critico musicale del Mattino. Qualcuno lo aveva avvisato. Un paio di giorni dopo comparve sul quotidiano un articolo che rivelava la collaborazione. La sorpresa era svanita. Con buona pace delle strategie carbonare del produttore: ancora si chiede chi fu l’autore della soffiata.

‘O SOLE MIO, UN PLAGIO NEL FILM SU NELSON MANDELA

A proposito di canzoni napoletane, ‘O sole mio è la canzone napoletano a cui, in assoluto, si accompagnano più aneddoti. A partire dalle Olimpiadi di Anversa del 1920, quando la banda musicale la eseguì al posto dell’Inno di Mameli. Si era perso lo spartito e ‘O sole mio era l’unica composizione italiana che i musicisti conoscevano a memoria. Tra i tanti aneddoti sul capolavoro di Capurro e Di Capua, però, uno riguarda un (mica tanto) presunto plagio. Stiamo parlando del tema di Invictus, il film di Clint Eastwood dedicato a Nelson Mandela uscito nel 2010. A sentirla, sorgono parecchi dubbi, che nelle prime battute hanno il sapore delle certezze. Sentire per credere.

CANZONE APPASSIUNATA, LE ORIGINI POPOLARI

Nel suo libro Storia della canzone napoletana, Pasquale Scialò riprende un interessante riferimento alle origini di Canzone appassiunata. La canzone che E.A. Mario compose nel 1922 è, in realtà, la rielaborazione di un vecchio canto tradizionale. Niente di scandaloso, per carità. Lo stesso discorso vale per ‘E spingole frangese di Salvatore di Giacomo. Erano prassi ricorrenti, che testimoniano le origini popolari della canzone napoletana d’autore. I versi a cui E. A. Mario si rifece recitano così:

Arbero peccerillo te chiantaie,
I’ t’arracquaie cu li miei surure;
Venne lu vient’ e te tuculiaie
La meglia cimma me cagnaie culore.
La fronna ch’era verde se seccaje,
Lu dorge frutto me cagnaje sapore.

La rielaborazione è questa:

N’albero piccerillo aggiu piantato,
criscènnelo cu pena e cu sudore…
Na ventecata già mme ll’ha spezzato
E tutt’ ‘e fronne cagnano culore…
Cadute so’ già ‘e frutte: e tuttu quante,
erano doce, e se so’ fatte amare…

‘O MARENARIELLO, BUONA LA SECONDA

‘O Marenariello non sarebbe diventata un grande successo, se Salvatore Gambardella non avesse deciso di cambiarne i versi. Meglio, il loro autore. Inizialmente, infatti, il brano si intitolava ‘O mare e ba su testo di Diodato Del Gaizo. Non ottenne nessun riscontro. Gambardella, allora, passò il brano ad un autore appena ventenne, Gennaro Ottaviano. Cambiarono i versi, cambiò il titolo e cambiò il destino della canzone. Ancora oggi tra le più note al mondo.

RESTA CU MME, I VERSI MAI CANTATI

Sempre a proposito di canzoni napoletane e aneddoti, Resta cu mme viene ricordata per i versi “Nun me ‘mporta d’ ‘o passato/ nun me mporta chi t’ha avuto”. La cosa curiosa, però, è che non erano queste le parole inizialmente scritte da Dino Verde. La prima stesura della canzone ne prevedeva altre: “Nun me mporta si ‘o passato/ sulo lacreme m’ha dato”. Tutto un altro significato, che non piacque alla commissione di lettura della Rai. Domenico Modugno fu costretto ad inciderne una versione meno “negativa”. Poco male: Resta cu mme divenne un grande successo.

‘A LUCIANA, UNA PETTENESSA SCANDOLOSA

Altra canzone incappata nella censura della commissione di lettura della Rai. A finire sotto accusa fu il verso “te do nu vaso ncoppa ‘a pettenessa”. Fu considerato scandalosamente allusivo per poter essere trasmesso alla radio. Correva l’anno 1953 e la premiata ditta Pisano & Cioffi abbozzò. Il bacio fu dato lo stesso ma “ncopp’ ‘o scialle ‘e lusso”. Niente da dire, invece, su un altro verso, quello che recita “pe’ na semmana m’ha faticasse”…

ANEDDOTI SULLE CANZONI NAPOLETANE, LE IMMAGINI

Caruso

Lo scoop di Federico Vacalebre su Il Mattino

 

Pino Daniele

Il pass di accesso al concerto di Pino Daniele citato nell’articolo

 

Radio Napoli

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