Armando Gill

Armando Gill, il primo cantautore italiano

Il primo cantautore italiano è stato un napoletano: si chiamava Michele Testa, ma è passato alla storia come Armando Gill. Proprio così. Armando Gill fu il primo ad interpretare canzoni di cui era autore sia dei versi che della musica.

La sua apparizione sulle scene segna, quindi, un momento decisivo per la canzone italiana. Irresistibile il suo modo di presentarsi al pubblico: “Versi di Armando, musica di Gill, cantati da tutti e due”. Correvano gli anni ’10 del 1900, Luigi Tenco e Francesco De Gregori sarebbero venuti molto, ma molto dopo.

MICHELE TESTA IN ARTE ARMANDO GILL

Armando Gill nacque a Napoli il 23 luglio 1877 in una distinta famiglia della borghesia. Si iscrisse alla facoltà di Legge, ma visse la sua giovinezza frequentando i Café-chantant e innamorandosi di ballerine e sciantose. La leggenda vuole che Michele Testa sia diventato Armando Gill proprio per una travolgente passione del genere. Salire su un palcoscenico gli sembrò il modo migliore per fare colpo.

In realtà, aveva talento musicale da vendere e una naturale predisposizione allo show. Il suo look era studiato ed impeccabile: marsina con farfalla bianca, caramella all’occhio destro e camelia sul frac. Dal punto di vista musicale, si distaccò dai modelli precedenti puntando su uno stile colloquiale e più aderente alla vita quotidiana. Fu lui ad inserire la tecnica del dialogo nei versi delle canzoni. Gill fu compositore eclettico, a suo agio sia con il napoletano che con l’italiano, e anche uno straordinario interprete.

E ALLORA?, COME PIOVEVA E LA PREFERITA DI MASSIMO TROISI

La produzione di Armando Gill può essere divisa in due filoni principali, quello bozzettistico umoristico e quello intimistico. Al primo appartengono canzoni come E allora?, Attenti alle donne, ‘E quatt’ ‘e maggio, La donna al volante. Al secondo, invece, canzoni d’amore Bella ca bella sì, Varca d’ammore, ‘O zampugnaro ‘nnammurato e l’evergreen Come pioveva. A questo filone appartiene anche la delicata Palomma, la canzone preferita di Massimo Troisi.

LA SFIDA CON ETTORE PETROLINI

Sono numerosi gli aneddoti legati al nome di Armando Gill, che, va ricordato, ebbe un successo su scala nazionale. A Na­poli e a Roma era letteralmente adorato. Proprio in un ristorante romano ebbe luogo un singolare duello con Ettore Petrolini. Gill era seduto a un tavolo con degli amici, Petrolini a un altro con una comitiva di artisti. A un tratto, quest’ultimo iniziò a chiamare ripetutamente il cameriere, improv­visando versi.

“Quel che dicevo, caro er mio Checchino, / è che più tempo passa più sei bullo. / T’avevo chiesto un poco de stracchino / e tu me porti un fricassè de pollo”. Gill, che aveva riconosciuto Petrolini e udito quell’or­dinazione in versi, s’affrettò a chiamare anche lui. “Cameriere!”. “Coman­di!” “Se quel signore, da novello aedo, / vi chiede le pietanze poetando, / anch’io le mie portate ve le chiedo / a modo mio, a mo’ di don Armando”. Il duello continuò a lungo, fino a quando Petrolini gettò la spugna, ricono­scendo Armando Gill e invitandolo al suo tavolo. Nessuna meraviglia se Gill aveva voluto gareggiare con Petrolini in versi estemporanei. Egli infatti era insuperabile nella cosiddetta Improvvisata, con la quale chiudeva le sue performance.

ARMANDO GILL E IL CAPODANNO DEL 1945

Armando Gill sposò Irma Fricchione nel 1925: lui era ormai cinquantenne, mentre lei molto più giovane. L’aveva conosciuta durante uno spettacolo e, manco a dirlo, l’aveva conquistata con una dichiarazione inventata al momento. Si ritirò dalle scene nel 1943, dedicandosi alla famiglia e ai suoi animali domestici. Morì la notte di Capodanno del 1945: Napoli stava festeggiando il nuovo anno invasa dagli americani.

 

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