L’importanza della canzone napoletana nella carriera di Ornella Vanoni è rivelata dalle parole che lei stessa pronunciò durante una puntata di Senza rete registrata nell’estate del 1968 nel centro di produzione Rai di Napoli.
Proprio qui, quattro anni fa, ho fatto il mio primo festival, io che non volevo fare mai festival. Avevo sentito una canzone meravigliosa di Domenico Modugno, di cui mi ero subito innamorata. E quindi devo molto al pubblico napoletano perché quell’anno io ho deciso di fare la cantante professionista.” disse prima di cantare, dal vivo, una magistrale versione di “Tu si’ ‘na cosa grande”, accompagnata dall’orchestra del celebre programma diretta da Pino Calvi.

L’EPIFANIA DI TU SI’ ‘NA COSA GRANDE

Il riferimento epifanico di Ornella Vanoni era alla sua partecipazione al Festival di Napoli 1964, edizione che vinse interpretando, in abbinata con Modugno, proprio “Tu si’ ‘na cosa grande”, un brano con versi di Roberto Gigli destinato a diventare un classico della canzone napoletana.

canzone napoletana
Il 45 giri giapponese di “Tu si’ ‘na cosa grande


Non solo, in quella edizione la cantante di Brera si aggiudicò anche il secondo posto, eseguendo, insieme a Nunzio Gallo, l’ormai dimenticata “Ammore mio”, scritta da Mogol su musica di Carlo Donida.

Iniziava così una frequentazione costante del repertorio partenopeo che l’avrebbe vista cantare in napoletano in tutti i decenni successivi, fino agli inizi terzo millennio. I suoi gusti la orientarono verso brani moderni, talora inediti, piuttosto che verso i grandi classici. Emblematica in tal senso la pubblicazione di “Resta cu mme”, apparsa nel 1968 nell’album Ai miei amici cantautori.

Di questa predilizione ci sono tracce significative anche nella discografia degli anni ’70: di quel periodo sono le incisioni di “Strada ‘nfosa”, presente sia nell’album Ai miei amici cantautori 2 (1970) che in Oggi le canto così (1979), e di “Anema e core, pubblicata nel 1976 nello storico l.p. La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria registrato con Toquinho e Vinicius de Moraes.
Del 1980, invece, è l’uscita dell’album Ricetta di donna in cui compare “Sole”, canzone scritta da Armando Ambrosino e Rodolfo Fiorillo, che la porta ad allontanarsi, per una volta, dal registro sentimentale per cantare una Napoli dolente di facce ‘janche e viche scure dove scugnizze e mariuncelle se ne contano a migliare.

LE INCISIONI NAPOLETANE DEGLI ANNI NOVANTA E DUEMILA

Nel 1990 il tema dell’amore torna ad essere centrale nelle sue interpretazioni in napoletano grazie all’inedito “Siente sì” di Stefano De Sando, altra canzone caduta nell’oblio, inserita nell’album Quante strade. Tempo sette anni ed è la volta di “Nu quarto ‘e luna”, scelta per l’album Argilla (1997).
Nel 1998 Ornella Vanoni è special guest di Paolo Fresu nell’album Angel: insieme al trombettista incide una versione di “Accarezzame” di rara eleganza e intensità.
Il 1999 l’amore per Napoli e la canzone napoletana si rinnova addirittura sul palco del Festival di Sanremo, dove fa da “madrina” all’esordio in gara di Enzo Gragnaniello. Con lui esegue “Alberi”, cantando la strofa in dialetto del brano.
L’ultimo brano napoletano inciso da Ornella Vanoni è “‘A canzuncella” degli Alunni del Sole. Lo registro per l’album Un panino una birra e poi… uscito nel 2001, rendendo omaggio ad uno dei testi più belli di Paolo Morelli.

ORNELLA VANONI CON PINO DANIELE E SAL DA VINCI

Il lungo rapporto di Ornella Vanoni con la scena musicale partenopea è fatto anche di due canzoni con testo in italiano. La prima è “Anima” di Pino Daniele, cantata insieme al ‘mascalzone latino’ nell’album Più di te del 2009; la seconda è “Senza un motivo”, duettata nel 2012 con Sal da Vinci per l’album “È Così Che Gira Il Mondodel cantante napoletano.
Due collaborazioni che rivelano quanto Ornella Vanoni considerasse Napoli un luogo della sua anima musicale.

LE CANZONI NAPOLETANE DI ORNELLA VANONI

Le canzoni napoletane registrate da Ornella Vanoni con indicazione degli autori e dell’anno di pubblicazione dell’incisione:

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