Vedere la canzone classica napoletana riconosciuta come patrimonio dell’UNESCO: un atto parlamentare sembra alimentare ciò che studiosi e appassionati si auspicano da tempo.

Il 24 febbraio 2026 la Commissione Cultura della Camera dei Deputati ha approvato una risoluzione che impegna il Governo italiano ad “avviare, per il tramite del Ministero della cultura, in collaborazione con le istituzioni territoriali e culturali competenti, le procedure necessarie per la presentazione della candidatura della musica classica napoletana alla lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO”.

In sostanza, si chiede al Governo di dare il via al complesso iter necessario per ottenere il prestigioso riconoscimento. Il punto, però, è che nella risoluzione non si parla esplicitamente di canzone classica napoletana ma di musica classica napoletana, lasciando spazi a dubbi interpretativi non trascurabili.

MUSICA CLASSICA NAPOLETANA

Nelle premesse dell’atto si fa riferimento ad un patrimonio musicale “con una tradizione secolare che affonda le radici nel Seicento e si è consolidata nel Settecento e Ottocento”.

Si richiamano “celebri romanze, villanelle, serenate e tarantelle”, si ricorda l’importanza dei Conservatori fondati nel Cinquecento e, infine, si afferma che “la musica classica napoletana, con titoli noti a livello globale come ‘O sole mio, Torna a Surriento, Funiculì funiculà, rappresenta un patrimonio autentico e distintivo”.

Insomma, non è chiaro se, nelle intenzioni dei proponenti, musica classica napoletana sia sinonimo di canzone classica napoletana o se, invece, sia una dicitura che vuole tenere insieme tutta la musica prodotta a Napoli negli ultimi quattro secoli, dalle opere barocche di Alessandro Scarlatti al canzoniere di Salvatore di Giacomo, passando per l’Opera buffa e i maestri del melodramma che operarono in città.

Dopo l’approvazione della risoluzione, tocca al Ministero della cultura sostenere la candidatura con iniziative che, tra le altre cose, coinvolgano istituzioni musicali, comunità locali, musicisti e studiosi per la stesura di “un dossier solido e partecipato”.

L’augurio è che sia centrato efficacemente il focus della candidatura e che, soprattutto, la risoluzione non rimanga un atto parlamentare senza seguito.

LA CANZONE CLASSICA NAPOLETANA COME PATRIMONIO DELL’UNESCO

Se il perimetro della candidatura fosse limitato alla canzone classica napoletana, il riconoscimento come patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO sarebbe a rischio?
Verosimilmente no, anzi.

Supponendo di riferirsi al repertorio d’autore composto tra la fine dell’Ottocento e i primi anni Sessanta del Novecento, con estensioni al suo sviluppo contemporaneo (ad esempio nei primi lavori di Pino Daniele), la candidatura risulterebbe solida, poiché la canzone classica napoletana così intesa soddisfa molti dei requisiti richiesti dall’UNESCO.

In particolare, possiede:

In sintesi, la canzone classica napoletana merita di essere riconosciuta come patrimonio immateriale da tutelare e valorizzare perché è tradizione viva, identità linguistica, eccellenza artistica e memoria collettiva.

IL TESTO DELLA RISOLUZIONE

Il testo della risoluzione 7-00307 presentata dall’On. Gerolamo (Gimmi) Cangiano:

“La VII Commissione,

premesso che:

la musica classica napoletana rappresenta uno dei patrimoni musicali più riconosciuti e apprezzati al mondo, con una tradizione secolare che affonda le radici nel Seicento e si è consolidata nel Settecento e Ottocento grazie alle opere di celebri compositori, poeti e interpreti;

tale repertorio, che include celebri romanze, villanelle, serenate e tarantelle, ha influenzato profondamente la musica europea e mondiale, contribuendo in modo significativo alla diffusione della lingua e della cultura napoletana nel mondo;

la Scuola musicale napoletana ha rappresentato un punto di riferimento artistico nei conservatori di Napoli (San Pietro a Majella, Santa Maria di Loreto, Poveri di Gesù Cristo, ed altri) formando musicisti che hanno operato in tutta Europa;

la trasmissione orale e scritta della musica classica napoletana è tuttora viva tra interpreti, associazioni culturali, maestri e appassionati, mantenendo un forte legame identitario con il popolo partenopeo e contribuendo al patrimonio culturale immateriale italiano;

l’UNESCO, attraverso la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 2003, riconosce l’importanza delle espressioni culturali che si trasmettono di generazione in generazione e che contribuiscono al senso di identità e continuità delle comunità;

ad oggi l’Italia ha ottenuto diversi riconoscimenti UNESCO per elementi culturali immateriali come l’arte del pizzaiolo napoletano, l’opera dei pupi siciliani, il canto a tenore sardo, e altri;

la musica classica napoletana con titoli noti a livello globale come ‘O Sole mio, Torna a Surriento, Funiculì Funiculà, rappresenta un patrimonio autentico e distintivo, che merita una candidatura ufficiale tra i beni riconosciuti dall’UNESCO,

impegna il Governo:

ad avviare, per il tramite del Ministero della cultura, in collaborazione con le istituzioni territoriali e culturali competenti, le procedure necessarie per la presentazione della candidatura della musica classica napoletana alla lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO;

a promuovere, anche attraverso iniziative diplomatiche, culturali e accademiche, la valorizzazione internazionale di questo patrimonio musicale, sostenendo attività di ricerca, conservazione, formazione e diffusione della musica classica napoletana;

a coinvolgere le comunità locali, le fondazioni lirico sinfoniche, i conservatori, le fondazioni musicali, i musicisti e gli studiosi, al fine di costruire un dossier solido e partecipato, nel rispetto dei princìpi della Convenzione UNESCO del 2003, in collaborazione con l’istituto del patrimonio culturale immateriale;

a valorizzare la musica classica napoletana anche nei programmi scolastici, culturali e turistici nazionali, in quanto elemento fondativo dell’identità musicale italiana e strumento di diplomazia culturale.”

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