Un’autobiografia in forma di intervista che racconta la vita del più eclettico showman italiano: si intitola Mettetevi comodiil nuovo di libro di Renzo Arbore, scritto rispondendo alle domande del giornalista Andrea Scarpa.
Sessant’anni di successi radiofonici, televisivi, cinematografici e musicali rivivono nel ricordo di aneddoti divertenti e attraverso riflessioni più intime, che talora hanno il sapore del rimpianto.
Come facilmente immaginabile, in Mettetevi comodi c’è tanta Napoli e tanta canzone napoletana. Arbore ripercorre il suo legame con la città e la sua musica con parole che evocano episodi già noti ma anche con rivelazioni e considerazioni inedite.
ARBORE E LA CANZONE NAPOLETANA IN “METTETEVI COMODI”
Le canzoni napoletane ascoltate sin da bambino, il trasferimento a Napoli nel 1957 per frequentare la facoltà di Legge alla Federico II, le serate ‘musicali’ a Villa Patrizi con Roberto Murolo e Sergio Bruni sono temi trattati in altri libri, per esempio in E se la vita fosse una jam session?
LO SCANDALO CHE COINVOLSE ROBERTO MUROLO
Tra gli argomenti poco approfonditi in precedenza, c’è invece lo scandalo per molestie sessuali che coinvolse Roberto Murolo nel 1954. Arbore ricostruisce la vicenda, che inizialmente vide il cantante condannato a tre anni e otto mesi per corruzione di minore.
Lo fa con precisione e passione, quasi a voler lasciare un contributo di verità per sanare un’ingiustizia.
“Conosco bene quello che accadde, me lo raccontò Roberto in persona” sottolinea lo showman, spiegando poi che tutto ebbe inizio in un alberghetto di Casoria, nei giorni del Festival di Napoli svoltosi a fine maggio.
Murolo era in compagnia di Fausto Cigliano, Ugo Calise e altri artisti che soggiornavano lì dopo avevano partecipato alla kermesse. Nel corso della serata si erano accomodati sul balconcino di una camera, tutti in mutanda per via del caldo. Ad un certo punto, arrivò il figlio adolescente del proprietario dell’albergo per cambiare una lampadina fulminata. Nel vederlo, Murolo si lasciò andare ad una battuta scherzosa ma poco felice: “Guagliò, ma che bell’ culo ca tiene!…”.
Il ragazzino si offese e raccontò l’accaduto al padre che, salito nella stanza, aggredì verbalmente Murolo pretendendo cinquantamila lire di risarcimento pena una denuncia alle autorità. Convinto di non aver fatto niente di male, il cantante si rifiutò di cedere a quello che gli sembrava un ricatto. La conseguenza fu che il padre del ragazzo andò effettivamente a denunciarlo. Il processo che ne seguì terminò, in appello, con un forte ridimensionamento delle accuse e della pena iniziale, ma la carriera di Murolo subì un gravissimo contraccolpo.
Di fatto, fu messo ai margini della scena musicale e per molto tempo gravò su di lui lo stigma del molestatore di minori. “Per tutti diventò un pervertito, un femminiello, come si diceva all’epoca” rammenta Arbore “Roberto non poteva neanche uscire di casa da solo perché, anche dopo qualche anno, la gente lo insultava per strada”.
Solo agli inizi degli anni ’90 uscì dal cono di ombra in cui era stato ingiustamente relegato, il successo di Cu mme lo rilanciò per quello che era: uno dei più grandi interpreti della canzone napoletana.

ARBORE E L’ORCHESTRA ITALIANA
Sono tante le pagine di Mettetevi comodi in cui Arbore racconta dell’Orchestra Italiana e dei trent’anni spesi a portare la canzone napoletana in giro per il mondo.
Molte le risposte sollecitate da Andrea Scarpa in cui ricorda le accuse di cartolinismo ricevute da chi, tra questi tanti napoletani, gli rimproverava di proporre un’immagine oleografica della città o, peggio ancora, di speculare sulla sua tradizione musicale, lui che napoletano non era.
La verità dei fatti è che, grazie a quella operazione, la canzone classica napoletana si impose nuovamente all’attenzione del grande pubblico, approdando ai vertici dell’hit parade dopo decenni di assenza.
IL RICORDO DI BENIAMINO ESPOSITO
Nel ripercorrere il trentennio di successi dell’Orchestra Italiana, Arbore si sofferma su alcuni dei musicisti che ne hanno fatto parte.
Toccanti le parole dedicate a Beniamino Esposito, l’indimenticato cantante e chitarrista con la bandana che morì suicida il 21 agosto 1997.
“Era la mia spalla sul palco” afferma, aggiungendo poi che, la mattina in cui seppe della sua scomparsa, un calabrone entrò nella stanza dell’albergo di Cortina, dove si trovava in vista di un concerto. “Iniziò a volarmi intorno senza ronzare, senza dare fastidio, come per farsi semplicemente vedere. Infatti, dopo qualche secondo si fermò davanti alla finestra, fece un paio di giri, lentamente, e poi, veloce, schizzò via. Mi sembrò un segnale. Una specie di ultimo saluto. Mi piace crederlo”.
LE SCELTE DISCUTIBILI DI FRANCESCA SCHIAVO E EDDY NAPOLI
Intrise di amarezza, ma per altri motivi, anche le risposte in cui parla di Francesca Schiavo, prima voce femminile dell’Orchestra, e del suo arresto nel 1994 per una vicenda di riciclaggio in cui fu coinvolta dal fratello tossicodipendente e da cui fu poi prosciolta.
Soprattutto, però, Arbore riflette sulla sua decisione di uscire dal gruppo, sobillata da un discografico e alimentata da ambizioni solistiche.
Lapidario il suo commento: “Il successo può dare alla testa, purtroppo”.
Molto discutibile, effetto della straordinaria notorietà garantita dall’Orchestra Italiana, Arbore considera anche la scelta di Eddy Napoli che, prima di un tour in Sudamerica, chiese “una cifra spropositata, che non potevamo dargli”. Il diniego lo spinse ad abbandonare la formazione, anche lui erroneamente convinto di poter replicare da solo i risultati ottenuti come cantante della band.
ARBORE E L’AMORE PER NAPOLI
Tutt’altro sapore hanno, invece, altri ricordi ‘partenopei’ che si intrecciano nel libro. Ad esempio, quello del primo incontro con Barbara D’Alessandro, da lui ribattezzata Pietra Montecorvino, conosciuta mentre faceva autostop per andare in un radio di Posillipo dove si svolgevano i provini di FF.SS., il film di cui sarebbe diventata protagonista.
Arbore svela poi il garbato rifiuto che oppose a Bettino Craxi quando il segretario del P.S.I. gli propose la candidatura a sindaco di Napoli. Così come rivela che, poco prima di uno special tv per la vittoria del primo scudetto del Napoli, fu prelevato in albergo da un gruppo di tifosi che lo portarono di peso ad una festa organizzata in una piazza di San Giovanni a Teduccio. Praticamente, un rapimento.
Tra gli innumerevoli riferimenti a Napoli presenti in Mettetevi comodi, ce n’è uno a cui Arbore sembra tenere particolarmente.
Tra i tanti ricordi evocati, infatti, c’è quello del premio ricevuto dal Conservatorio San Pietro a Majella il 16 aprile 2025 per “aver diffuso e interpretato con straordinaria sensibilità artistica la melodia e la vocalità napoletana nel mondo”. Un dovuto riconoscimento a chi ha amato Napoli e la sua canzone per una vita intera.